Quando un font diventa manifesto politico: il caso Rubio e la guerra al corpo difettoso
Il 9 dicembre 2025, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha inviato un cable a tutti i posti diplomatici degli Stati Uniti: “Ritorno alla tradizione: Font Times New Roman 14 punti richiesto per tutti i documenti del Dipartimento”. Con effetto immediato, i diplomatici devono abbandonare il Calibri, adottato nel 2023 per rendere i documenti accessibili a persone con dislessia e ipovisione.
La giustificazione? “Ripristinare decoro e professionalità e abolire l’ennesimo spreco di programma DEIA (Diversity, Equity, Inclusion, and Accessibility)”. L’accessibilità definita “spreco”. Le grazie del Times New Roman rivendicate come “standard in tribunali e legislature dove la permanenza e l’autorità del documento scritto sono fondamentali”.
Comunicazione come diritto o comunicazione come privilegio?
Qui si gioca una partita cruciale: chi ha diritto di leggere i documenti pubblici?
Per persone con una vista buona, i font con grazie sono leggermente più facili da leggere; per persone ipovedenti, le grazie degradano significativamente la leggibilità. Gli standard dell’Americans with Disabilities Act raccomandano font sans serif proprio per questo. Non è ideologia: è scienza applicata all’inclusione.
Ma nella retorica di Rubio, accessibilità e dignità istituzionale sono incompatibili. Il Calibri viene definito “informale” e accusato di “stridere” con la carta intestata del Dipartimento. Come se la formalità richiedesse necessariamente l’esclusione di chi vede meno o legge più lentamente.
Quando la comunicazione istituzionale sceglie deliberatamente un design che ostacola parte della popolazione, smette di essere servizio pubblico per diventare performance di potere. Il messaggio implicito è chiaro: esiste UN corpo standard, UNA modalità di lettura normativa. Chi non vi corrisponde deve adattarsi o restare fuori.
Il diritto di leggere un documento pubblico non è un privilegio da concedere: è la base della cittadinanza democratica. Quando un’istituzione sceglie deliberatamente il design meno accessibile in nome del “decoro”, sta affermando che esistono cittadini di serie A (quelli che leggono “normalmente”) e cittadini di serie B, che devono faticare di più o rinunciare.
Il corpo come variabile esclusa dal design
Nella retorica di Rubio, esistono corpi “standard” che meritano documenti “dignitosi” e corpi “problematici” che devono adattarsi. La disabilità viene trattata come eccezione da gestire caso per caso, non come parte della diversità umana da includere nel design di base.
Ma i numeri raccontano un’altra storia. Circa 2,2 miliardi di persone nel mondo hanno disturbi della vista secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. La dislessia colpisce il 15-20% della popolazione. Non stiamo parlando di minoranze trascurabili: stiamo parlando di una porzione enorme dell’umanità che viene deliberatamente esclusa quando il design privilegia l’estetica del potere sull’accessibilità.
Molly Eagan, CEO di VISIONS, organizzazione che sostiene servizi per ipovedenti, ha dichiarato: “La decisione del Dipartimento di Stato di allontanarsi dal Calibri può sembrare minore, ma per molte persone con disabilità visive (me inclusa), la leggibilità non è un piccolo dettaglio, è essenziale”.
L’ideologia nascosta nella tipografia
Il Times New Roman non è un font “neutro”. Fu progettato specificamente per il giornale britannico The Times negli anni 20, in un’epoca in cui l’autorità della stampa si manifestava attraverso una tipografia che dichiarava: “Io sono il testo ufficiale, tu sei il lettore che deve adeguarsi”.
Il memo di Rubio argomenta esplicitamente che i font serif “originano dall’antichità romana” e sono “generalmente percepiti come connotatori di tradizione, formalità e cerimonia”. Non è casuale il riferimento all’Impero Romano: quella stessa estetica del potere che ha costruito colonne per dominare lo spazio visivo, ora costruisce lettere con grazie per dominare lo spazio della comunicazione.
La “tradizione” diventa argomento per mantenere barriere. Come se la storia dell’umanità fosse stata una progressione verso l’esclusione perfetta, e ogni tentativo di inclusione fosse una “degradazione” di quella purezza originaria.
L’ipocrisia delle istituzioni: accessibilità obbligatoria per noi, facoltativa per loro
A noi professionisti dello sviluppo web e della comunicazione hanno fatto – passatemi il termine – una testa così da oltre vent’anni con gli obblighi di accessibilità. Prima il W3C con le WCAG (Web Content Accessibility Guidelines), poi organismi come la Section 508 negli USA, fino alle normative europee sull’accessibilità digitale e all’European Accessibility Act.
Gli standard di accessibilità richiedono esplicitamente font sans serif per la segnaletica fisica e i display. Ogni sito istituzionale deve rispettare precisi criteri di contrasto, leggibilità, compatibilità con screen reader. Multe, sanzioni, procedure di infrazione per chi non si adegua. Corsi obbligatori, certificazioni, audit periodici.
E ora? Un Dipartimento di Stato che deliberatamente sceglie il font meno accessibile “per decoro”. Rubio sostiene che il Calibri “non ha ottenuto nulla se non il degrado della corrispondenza”, mentre le stesse istituzioni che producono queste direttive ti obbligano per legge ad avere un sito accessibile.
È la perfetta metafora dell’ipocrisia normativa: l’accessibilità come compliance burocratica da imporre agli altri, non come valore democratico da praticare. Le regole valgono per i privati e i professionisti, che devono investire tempo e denaro per adeguarsi, ma non per chi detiene il potere e produce i documenti che contano davvero.
Rubio giustifica la scelta citando i costi aumentati di 145.000 dollari (20%) per i “casi di rimedio basati sull’accessibilità”, ma questo ragionamento contabile rivela un equivoco profondo. L’accessibilità non si misura solo attraverso le lamentele formali di chi ha dovuto combattere per accedere a un documento. Si misura attraverso il diritto preventivo: quante persone hanno potuto leggere senza ostacoli, senza dover chiedere aiuto, senza faticare il doppio?
È la stessa logica per cui le rampe per sedie a rotelle non si giustificano contando quante persone si lamentano delle scale, ma garantendo che nessuno debba lamentarsi in primo luogo. Il design universale non è un costo: è un investimento nella cittadinanza. Ma evidentemente questo vale solo quando lo pagano i professionisti e le aziende private, non quando lo deve praticare il governo.
Due continenti, due direzioni opposte
Mentre negli USA il Dipartimento di Stato abolisce l’accessibilità “per decoro”, l’Europa va nella direzione opposta. L’European Accessibility Act, obbligatorio dal giugno 2025, estende i requisiti di accessibilità a prodotti e servizi digitali, imponendo standard ancora più stringenti. L’Unione Europea considera l’accessibilità un diritto fondamentale sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (Articolo 26 sulla integrazione delle persone con disabilità).
Il contrasto è netto: da una parte un’amministrazione che definisce l’accessibilità “spreco” e “degradazione”, dall’altra un continente che la rende requisito legale vincolante per la partecipazione alla vita pubblica ed economica. Non è solo una differenza di policy: è una dichiarazione su quale società vogliamo costruire.
Dove l’Europa dice “l’accessibilità è un diritto che deve essere garantito a monte, nel design stesso dei servizi”, l’amministrazione Trump dice “l’accessibilità è un costo da tagliare, una concessione ideologica da eliminare”. Due visioni del mondo inconciliabili: una che considera la diversità umana come dato di fatto da accogliere nel design pubblico, l’altra che la considera un problema da ignorare o da relegare a soluzioni individuali e costose.
La comunicazione come performance di esclusione
Lucas de Groot, designer del Calibri, ha commentato la decisione di Rubio definendola “esilarante e deplorevole”, spiegando: “Il Calibri è stato progettato per essere molto leggibile su schermo in dimensioni piccole”, aggiungendo che trova incomprensibile l’idea che il suo font sia considerato “woke”.
La scelta di Rubio non è dettata da assenza di alternative “dignitose”. È una scelta ideologica: ristabilire una gerarchia simbolica in cui chi legge “normalmente” non deve adattarsi a chi ha bisogni diversi. La comunicazione istituzionale diventa performance di potere: “Noi scriviamo come vogliamo, voi vi adeguate come potete”.
Questa decisione si inserisce in un contesto più ampio: prima di specificare i font delle agenzie, l’amministrazione aveva già ristretto le parole che potevano usare. Il Dipartimento della Salute ha rimosso intere pagine web su temi LGBTQ e HIV, mentre il Dipartimento dell’Energia ha istruito i dipendenti a evitare termini come “climate change”.
Il controllo del linguaggio (delle parole e dei font) è controllo dei corpi che possono accedere alla sfera pubblica. Quando si elimina la parola “climate change”, si eliminano i corpi che soffrono per il cambiamento climatico. Quando si elimina il Calibri, si eliminano i corpi che faticano a leggere il Times New Roman.
Il design come dichiarazione di chi conta
Kristen Shinohara, che guida il Centro per la Ricerca sull’Accessibilità e l’Inclusione al Rochester Institute of Technology, spiega: “L’accessibilità di un font dipende dalla leggibilità. Questo conta perché impatta la capacità delle persone di leggere e comprendere i testi. Questo impatto può essere più grave per persone con disabilità dell’apprendimento o della lettura come la dislessia, o per persone ipovedenti”.
Ma nella logica di Rubio, queste persone non meritano che il design si adatti a loro. Devono essere loro ad adattarsi, a faticare di più, a rinunciare. Perché la “dignità” istituzionale – quella performativa, quella estetica – vale più del loro diritto alla lettura.
Questo è il cuore della questione: quando la forma diventa più importante del contenuto accessibile, quando l’estetica del potere prevale sul diritto alla comprensione, la comunicazione istituzionale tradisce la sua funzione democratica.
Alternative concrete: i font dell’inclusione esistono
In qualità di professionista della comunicazione da quasi vent’anni, so che le soluzioni esistono. E sono eleganti.
Mentre l’amministrazione Rubio giustifica il ritorno al Times New Roman con necessità di “decoro e professionalità”, il panorama tipografico mondiale offre alternative che dimostrano come dignità formale e accessibilità non siano affatto incompatibili.
Aptos: il successore di Calibri
Microsoft ha sostituito Calibri con Aptos nel 2023, progettato da Steve Matteson. Aptos presenta caratteri chiaramente distinguibili, aperture ampie e spaziature equilibrate che contribuiscono alla leggibilità, specialmente per utenti con disabilità visive o difficoltà di lettura. È considerato superiore a Calibri in termini di accessibilità e progettato per essere inclusivo e versatile.
EasyReading: la scienza dell’accessibilità
Il font italiano EasyReading merita attenzione particolare. Progettato con l’approccio del Design Universale, è un font ibrido che combina elementi sans-serif e serif, specificamente per minimizzare gli errori percettivi della dislessia.
Una ricerca scientifica indipendente ha concluso che “il font EasyReading rende la lettura più facile sia per i dislessici che per i lettori senza difficoltà, quindi può essere considerato uno strumento compensativo per i lettori dislessici e un font semplificante per tutti i lettori”. Lo studio lo ha confrontato proprio con il Times New Roman.
EasyReading include 1.528 caratteri che supportano tutte le lingue con alfabeto latino, cirillico, greco e copto, ed è già adottato da oltre 150 editori nel mondo.
OpenDyslexic: l’accessibilità open source
OpenDyslexic è gratuito, progettato contro sintomi comuni della dislessia, con licenza SIL-OFL che garantisce libertà d’uso per scopi personali, commerciali, educativi e qualsiasi altro progetto.
Le lettere hanno parti inferiori pesanti per indicare la direzione, aiutando a prevenire che il cervello le ruoti, e forme uniche per prevenire confusione attraverso capovolgimenti e scambi. È disponibile su Wikipedia, Instapaper, Kobo eReader, Amazon Kindle Paperwhite e diversi libri per bambini.
Altre alternative validate
I font sans serif generalmente considerati più leggibili e accessibili includono: Aptos, Calibri, Franklin Gothic, Helvetica, Montserrat, Open Sans e Verdana.
La provocazione finale
La questione non è tecnica, è politica. Esistono soluzioni tipografiche che uniscono eleganza formale e accessibilità universale. La scelta di Rubio non è dettata da assenza di alternative “dignitose”, ma dalla volontà di ristabilire una gerarchia simbolica: chi “vede bene” e “legge normalmente” non deve adattarsi a chi ha bisogni diversi.
Ma il Design Universale insegna che progettare per le necessità più complesse produce soluzioni migliori per tutti. Come disse Steve Jobs, “Il semplice può essere più difficile del complesso: devi lavorare sodo per ottenere un pensiero pulito che renda le cose semplici”. Font come EasyReading, Aptos e OpenDyslexic dimostrano che questa semplicità è possibile.
Il Dipartimento di Stato americano aveva alternative. Ha scelto deliberatamente di non usarle. Questo non è un dibattito sui font: è una dichiarazione su quali corpi meritano considerazione nel design della comunicazione istituzionale.
Fonti
- CNN Politics: “Rubio directs diplomats to return to using Times New Roman, undoing Biden-era switch to Calibri”
- ABC News: “Rubio orders State Department to change official memo font, citing DEI issue”
- NPR: “State Department trades Calibri for Times New Roman”
- The Washington Post: “Secretary of State Rubio banishes sans serif Calibri font for diplomacy”
- Section508.gov: “Understanding Accessible Fonts and Typography for Section 508 Compliance”
- TechCrunch: “Marco Rubio bans Calibri font at State Department for being too DEI”
- Fast Company: “A brief history of Calibri, the ‘woke’ font the Trump administration is replacing”
- Axios: “Why the Trump administration is targeting the Calibri font in anti-woke push”
- Microsoft Design: “Behind the design: A deep dive into Aptos”
- Centre For Accessibility Australia: “From Calibri to Aptos: A Shift Towards Accessibility in Microsoft Word Fonts”
- EasyReading Font: Sito ufficiale
- American Dyslexia Association: “EasyReading™: A Dyslexia-Dedicated Font with a ‘Design for All'”
- OpenDyslexic: Sito ufficiale
- Forbrain: “Best Font for Dyslexia: Top 8 Easiest Fonts to Read for Dyslexia”
- NBC News: “Calibri font is the latest casualty in the Trump administration’s war on diversity and inclusion”
- The Hill: “Rubio switches diplomatic font to Times New Roman from Calibri, blaming Biden-era DEI”
- Washington Examiner: “Rubio reverts State Department typeface from Calibri to Times New Roman”